The session

Lunedì, 24 Febbraio 2014

Berkeley, California, anni '80. Un giornalista è costretto a vivere in un polmone d'acciaio. Quando il suo corpo inizia a trasmettergli desideri sessuali sempre più espliciti, l'uomo decide di ricorrere a una terapista specializzata e scoprirà così il proprio corpo e la gioia del sesso. Ma quando entrano in gioco i sentimenti tutto diventa più complicato.

 

Scheda

Regia: Ben Lewin
Paese: USA
Anno: 2012
Durata: 95 min
Attori: John Hawkes, Helen Hunt, William H. Macy, Moon Bloodgood, Annika Marks, W. Earl Brown, Blake Lindsley, Adam Arkin, Ming Lo, Paul Schulze

Trailer: http://www.mymovies.it/film/2012/thesurrogate/trailer/

Trama

A 38 anni, Mark O'Brien (John Hawkes), un poeta e giornalista che ha trascorso parte della sua esistenza all'interno di un polmone d'acciaio a causa della poliomielite che lo ha reso tetraplegico, decide che è arrivato il momento di perdere la verginità e divenire uomo. Con l'aiuto del personale che provvede alla sua terapia e i consigli di padre Brendan (William H. Macy), entra in contatto con una professionista del sesso (Helen Hunt) la cui presenza e esperienza cambieranno per sempre il destino a cui Mark andrà incontro.

THE SESSIONS: LA VERGINITÀ DEL POETA MARK O'BRIEN
The Sessions racconta la vera storia del poeta e giornalista Mark O'Brien, che all'età di 38 anni si è proposto di perdere la verginità nonostante le circostanze piuttosto difficili in cui si trovava. Sopravvissuto a un attacco di poliomielite infantile, O'Brien ha trascorso una parte significativa della sua vita dentro ad un polmone d'acciaio, ad eccezione di un paio d'ore alla settimana di "libertà". Chiunque nelle sue condizioni avrebbe ritenuto complicato anche solo immaginare di avere una storia d'amore ma Mark non si è demoralizzato. Con buona dose di fede, umorismo e ottimismo, si è mostrato più che determinato a provare tutte le gioie emotive e fisiche che la vita poteva offrirgli e che fino a quel momento gli erano state negate. Per realizzare il suo sogno, ha così preso la decisione coraggiosa di assumere una professionista, un surrogato del sesso che potesse dargli la possibilità di vivere l'intimità in maniera unica. è lo stesso Mark O'Brien a raccontare la sua esperienza nel 1990 in On Seeing a Sex Surrogate, un articolo pubblicato sulla rivista letteraria The Sun che ha rotto ogni tabù parlando pubblicamente di sesso e disabilità in modo onesto e spiritoso. A sentirsi particolarmente colpito dall'articolo di O'Brien è il regista Ben Lewin. Come lo scrittore, anche Lewin da bambino aveva contratto la poliomielite ma ciò non gli ha impedito di avere una vita normale, con una carriera di successo. Leggendo il pezzo su internet, Lewin si è subito reso conto che poteva essere lo spunto per la realizzazione di un film vedendovi non solo la storia di un uomo di mezza età che si approccia al sesso ma anche il delicato e umoristico ritratto di un uomo che fa i conti con il suo corpo, la sua virilità e tutto ciò che rende la vita degna di essere vissuta. Per il ruolo di O'Brien il regista ha voluto John Hawkes, affiancandolo a Helen Hunt nei panni della "professionista" Cheryl Cohen-Green e a William H. Macy nella parte del sacerdote confessore-consigliere di Mark.

UNA STORIA DI RELAZIONI
Dal momento che O'Brien è morto nel 1999, all'età di 49 anni, Lewin ha tratto ispirazione dai suoi scritti, dalle interviste rilasciate e dai racconti della sua compagna Susan Fernbach, conosciuta dopo l'esperienza vissuta con Cheryl Cohen-Greene. Scrivendo la sceneggiatura di The Sessions, Lewin ha avuto anche la possibilità di conoscere Cheryl, che è entrata nello specifico delle sessioni di sesso grazie agli appunti molto tecnici, quasi da terapista, che ancora conservava gelosamente. Grazie a questi, The Sessions si è trasformato da un film biografico in una storia di relazioni, in cui si incrociano i differenti punti di vista delle due persone coinvolte. Per far da tramite ai personaggi reali di Mark e Cheryl, Lewin inventa il personaggio di padre Brendan, basandosi sul presupposto che O'Brien da cattolico praticante per parlare della sua verginità ha consultato diversi sacerdoti e almeno uno di questi gli ha suggerito di avere rapporti sessuali. Poiché la religione era parte importante della vita di Mark, Lewin ha voluto in primo luogo riflettere sulla sua idea del sesso, imprenscindibile dalla dimensione spirituale. Senza dimenticare che O'Brien era prima di tutto un poeta, Lewin sceglie anche di inserire nel film diversi frammenti delle sue composizioni liriche, lasciando a una poesia sul respiro (atto che in molti danno per scontato ma così non era per O'Brien) il compito di accompagnare la sequenza di apertura.

DIVENTARE MARK O'BRIEN
Per prepararsi al ruolo di Mark O'Brien, dopo essere stato reduce dalla parte dello zio cattivo di Un gelido inverno - Winter's Bone e del leader spirituale di La fuga di Martha, Hawkes ha voluto immergersi totalmente nel mondo di un personaggio che definisce "scrittore combattente". Leggendo l'autobiografia di O'Brien, Hawkes realizza infatti di essere di fronte ad un uomo che lotta in nome della giustizia e non solo per i diritti delle persone disabili, lasciando poco tempo all'autocommiserazione e non dispiacendosi quasi mai per la sua situazione personale. Grande aiuto gli è arrivato dalla visione del documentario Breathing Lessons di Jessica Yu, 35 minuti di film in cui O'Brien parla apertamente di vita, morte, sesso, lavoro e poesia, dall'interno del suo polmone artificiale. Dal lavoro della Yu, Hawkes ha potuto studiare i movimenti di Mark e l'intonazione distinta della sua voce. Dalle conversazioni con Susan Fernbach ha invece appreso molto sull'umorismo che accompagnava la quotidianità della vita privata di una coppia di "innamorati con lei verticale e lui orizzontale", espressione che O'Brien usava per riferirsi a lui e alla compagna. Poiché il polmone lasciava a O'Brien la possibilità di muovere la testa solo di 90 gradi, la sua spina dorsale era sostanzialmente curva. Per ottenere l'effetto di un corpo contorto, Hawkes non ha voluto né controfigure né effetti speciali ma è ricorso ad un espediente pratico, progettando con una specie di palla di calcio in gommapiuma da tenere costantemente attaccato al lato sinistro della colonna vertebrale. Inoltre, prima di sperimentare in prima persona come si sta dentro a un polmone d'acciaio, Hawkes ha trascorso molto tempo a stretto contatto con pazienti per cui il polmone era un'esigenza vitale.

 

Critica

Un giorno ci spiegheranno perché all’Oscar è candidata la pur bravissima Helen Hunt e non John Hawkes, che per tutto il film ti strappa risate e lacrime con la ruvida ironia di chi ha subito un grave torto dalla vita, ma non le vuole dare la soddisfazione di soccombere. Lei è una terapista sessuale per invalidi gravi e in questo suo lavoro è straordinariamente sensuale perché, naturalmente, non rifiuta un corpo difficile, quello di Mark, e neanche il suo, splendidamente invecchiato. E in quella carnalità così vera si dipana un sentimento fatto di dolore fisico e compressione emotiva, si apre un mondo, quello di un giornalista che vive in un polmone d’acciaio e che lo perfora con il carisma e la simpatia, perché la corazza di paure che ha addosso è ancora più resistente. Ma la sua fortuna è avere donne speciali attorno a sé, che lo amano, in modi diversi, e lo fanno vivere. Lewin, regista poliomelitico (sia pur colpito con meno violenza rispetto all’editorialista californiano realmente esistito), entra nella poetica classica del cinema dell’handicap senza aver paura dell’emotività e della retorica che (ri)conosce della forza di chi sa volare anche se il proprio involucro è una zavorra. E allora la regia va col pilota automatico, secondo le coordinate offerte da attori e sceneggiatura, e tanto basta. E già che ci siamo, al- l’Academy segnaliamo che si sono scordati pure il prete William H. Macy. Così vicino a Dio da potergli disobbedire.

Berkeley, California, anni '80. Il giornalista Mark O'Brien è costretto a vivere in un polmone d'acciaio, paralizzato dalla poliomielite. Quando il suo corpo inizia a trasmettergli desideri sessuali sempre più espliciti, l'uomo decide di ricorrere a una terapista specializzata, Cheryl Cohen Greene. Nelle sei sessioni con la donna Mark scoprirà la gioia del sesso e la scoperta del proprio corpo. Ma quando anche i sentimenti entrano in gioco, oltre alla mera questione fisica, la faccenda si complica per tutti. Ad ascoltare la confessione del protagonista c'è poi padre Brendan, prete diviso tra la propria religione e la comprensione delle effettive necessità del suo parrocchiano.
Alla base di tutto c'è il documentario Breathing Lessons: The Life and Work of Mark O'Brien di Jessica Yu, che nel 1996 si aggiudicò addirittura l'Oscar. Ben Lewin, regista anch'egli affetto da poliomielite, dopo aver scoperto la storia del giornalista poi deceduto a 49 anni, ha deciso di realizzarne un film. La produzione non poteva che essere indipendente, e di questo tipo di cinema possiede tutti gli stilemi immaginabili: regia pulita e vicina ai caratteri, scrittura precisa sulla definizione delle psicologie e delle situazioni, messa in scena "povera". Insomma, da The Sessions non ci si può aspettare nulla di originale o ancor più innovativo, quindi si deve giustamente apprezzarne l'efficacia e la sensibilità con cui mette insieme tutte queste componenti. Tutta l'impalcatura, con le sue raffinatezze ma anche con la sua punta di retorica buonista, è messa al servizio delle interpretazioni dei tre protagonisti. Spalla sobria e simpatica è un William H. Macy che a ben guardare aveva il ruolo più difficile, quello che rischiava di andare troppo sora le righe. L'attore invece lo mantiene sempre simpatico ma mai caricaturale, riuscendo a delineare un uomo di Dio umanissimo e convincente. Un degno applauso va anche a Helen Hunt, bellezza non scontata che adopera il suo corpo in maniera elegante e coraggiosa. Con la sua fisicità matura regala al personaggio di Cheryl freschezza e la giusta dose di distacco. Padrone assoluto della scena è però un grande, ironico, perfetto John Hawkes, incredibilmente efficace nel comunicare soltanto attraverso uno sguardo o l'intonazione della voce sforzata che O'Brien aveva. Siamo davvero di fronte a uno dei più grandi interpreti della sua generazione, capace di cambiare radicalmente di film in film e mantenere intatta la sua forza propositiva. È Hawkes il cuore pulsante e poetico di The Sessions, e per lui più che per ogni altro motivo questo film merita di essere visto e apprezzato.

"The Sessions", di Ben Lewin Singolare progetto questo The Sessions. Nato dall’articolo On Seeing a Sex Surrogate del poeta e giornalista Mark O’Brien, immobilizzato dall’età di quattro anni per una poliomelite che lo ha costretto a vivere solo nei brevi intervalli di tempo lontano dal suo polmone d’acciaio. I muscoli non rispondono più, la mobilità completa è limitata al volto, ma la sensibilità del suo corpo è più che normale: gli stimoli sessuali, pertanto, impongono una risposta. Questo biopic (liberamente ispirato a un breve periodo della vita di O’Brian e interpretato da un grande John Hawkes, ormai uno degli attori più importanti di quest’epoca) affronta nei toni leggeri della commedia il dramma di un trentottenne disabile e vergine che decide di avere un rapporto completo con una donna. “Perché il mio tempo sta per scadere”. Vuole insomma disperatamente diventare adulto, in tutti i sensi, ma a ostacolarlo non c’è solo la malattia: i fantasmi dell’infanzia e la rigida osservazione della religione cattolica sono freni non indifferenti nella ricerca di un semplice rapporto sessuale. Che fare? Ci si rivolge alle persone, per chiedere aiuto: un prete aperto al dialogo interpretato da un inedito capellone William H. Macy (molto divertenti le confessioni a cui sottopone Mark) e alla terapista sessuale Cheryl (interpretata magnificamente dalla coraggiosa Helen Hunt), che in sole sei “sessioni” garantisce al disabile un’iniziazione completa alla sfera della sessualità. Il film procede per singole session/stripes in cui i vari personaggi ci vengono presentati e introdotti nella loro problematica quotidianità, con Mark a fare da cuore pulsante della narrazione. Un uomo la cui maturità sentimentale è fatalmente ancorata all’infanzia, persa nel continuo fragore totalizzante di un platonico sentimento amoroso. La scoperta del sesso è in fondo la ricerca di una socialità vera e vissuta, il superamento di quel tabu (anche di natura religiosa) è un allegorico andare oltre l’immobilità per condividere finalmente ogni esperienza. E il film dà il meglio di sé proprio negli appuntamenti tra Mark e Cheryl, dove il tentativo della “meccanica” sessuale viene prima freddamente sperimentato e poi dolcemente raggiunto. Un coraggio non da poco data la delicatezza del tema trattato. Il regista polacco/australiano Ben Lewin ha una solida formazione televisiva alle spalle (intuibile anche in questo caso), il suo è un approccio alla materia schietto e partecipe, persino naif nella scolastica messa in scena che riecheggia una certa commedia americana anni ’80. Certo, The Sessions è anche un film che castra un po’ troppo il potenziale delle innumerevoli sfaccettature sentimentali, religiose e sociologiche tirate in ballo, infarcito per giunta da qualche ingenuità registica evidente (l’orgasmo raggiunto a suon di flashback improvvisi…). Diversi limiti, è vero, ma bisogna andare oltre. Perché in fondo ciò che più colpisce lo spettatore è la sincerità di un film che sa raccontare la malattia e il sesso senza inutili filtri compassionevoli o ricattatori. Semplicemente. Articolo del 21/02/2013 di Pietro Masciullo.

Mark (John Hawkes - Lincoln, Miami Vice, La fuga di Martha, Un gelido inverno, American Gangster, Identità, Me and You and Everyone We Know, Contagion, Miracolo a Sant'Anna) si è ammalato giovanissimo di poliomelite e per questo ha trascorso parte della sua esistenza all'interno di un polmone d'acciaio. Arrivato all'età di 38 anni decide che è arrivato il momento di esplorare la propria sessualità e chiede aiuto a Cheryl (Helen Hunt - Qualcosa è cambiato, Cast Away, What Women Want - Quello che le donne vogliono, Twister, Innamorati Pazzi, Bobby, Quando tutto cambia), un'assistente sessuale che lo porterà a scoprire l'amore fisico. Tra i due si crea presto una strana relazione che cambierà la vita di entrambi. Presentato con successo sia al Sundance Festival che al Torino Film Festival, The Sessions è la nuova pellicola del regista televisivo Ben Lewin (Lucky Break, Un pesce color rosa, La misteriosa morte di Giorgia White), affetto anche lui dalla stessa malattia del protagonista, che è tratta dalla storia vera dello scrittore Mark O'Brien. Oltre ai due attori principali, con Helen Hunt candidata all'Oscar come miglior attrice non protagonista per questo ruolo, va sottolineata la presenza di William H. Macy (Fargo, Magnolia, A Civil Action, Boogie Nights, Jurassic Park III, Pleasantville,The Cooler, Sansone, Thank You for Smoking, Sahara) nel ruolo di padre Brendan, il confessore di Mark. 

Note

Prospettiva donna

 

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