Tra la terra e il cielo

Sala 1

Lunedì, 03 Aprile 2017

Deepak è innamorato perdutamente di una ragazza appartenente a una casta diversa. Devi è torturata dai sensi di colpa dopo la scomparsa del suo primo innamorato. Pathak è il padre di Devi e ha perso la testa per il denaro. Vivono tutti a Benares, città santa sul Gange, che riserva punizioni per tutti coloro che vanno contro le tradizioni.

 

Scheda

Regia: N.Ghaywan
Paese: India, Francia
Anno: 2015
Durata: 103 min
Con: Richa Chadda, Vicky Kaushal, Sanjay Mishra, Shweta Tripathi

Trama

Deepak è innamorato perdutamente di una ragazza appartenente a una casta diversa. Devi è una studentessa torturata dai sensi di colpa dopo la scomparsa del suo primo innamorato. Pathak è il padre di Devi; vittima della corruzione della polizia, ha perso la testa per il denaro. Jhonta è un ragazzo in cerca di una famiglia. Tutti vivono a Benares, città santa che si trova sulle rive del Gange, che riserva tremende punizioni a coloro che vanno contro le tradizioni morali.  

Critica

"L'India millenaria di Varanasi, già Benares, al tempo di Internet e degli incontri on line. La civiltà più antica del mondo di fronte alla tempesta di modernità che soffia dal web. L'India delle caste, dell'induismo, dei matri- moni combinati, messa alla prova da una generazione che ha studiato e non si accontenta più di seguire la tradizione perché ha fame di uguaglianza e libertà, anche sessuale."[..] Con immagini splendide, non solo quelle monu- mentali di Benares, ma quelle realistiche tra le fiamme delle cremazioni e quelle invece sempre volutamente poetiche del Gange, il «fiume sacro», su cui può accettarsi un lieto fine di amori contrastati e difficili. Un buon inizio per il cinema indiano di oggi.

Premi e festival

Prix de l'avenir e Premio Fipresci al 68° Festival di Canness 2015 

Rubrica

«Lavoravo in una società, mi occupavo di economia, ma ero in crisi, avevo abbandonato tutto perché mi piaceva il cinema, da sei mesi i miei genitori non mi rivolgevano più la parola. Un amico mi aveva parlato dei ghat a Varanasi, le gradinate di pietra che conducono agli argini del Gange dove si incontrano i fedeli che si immergono nelle acque del fiume sacro e pregano e dove tradizio- nalmente vengono accese le pire per le cremazioni. Mi aveva spiegato che chi si occupa di cremare i corpi è privo di ogni emozione e gestisce il lavoro secon- do codici antichissimi. Sono rimasto affascinato dal suo racconto. Ho comincia- to così a immaginare la storia di Deepak, che appartiene alla casta degli intoc- cabili, i dalit, perché soltanto loro possono fare questo lavoro, considerato un atto impuro. L’idea era quella di seguire lo sviluppo anche emozionale di una persona che è a contatto con la morte ogni giorno». (Neeraj Ghaywan)  

 

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