La donna elettrica

Sala 1

Lunedì, 11 Novembre 2019

Halla, è una donna che combatte da sola, con caparbietà e coraggio, contro le multinazionali che stanno devastando la sua terra, gli altipiani islandesi. Ma quando una sua vecchia richiesta d'adozione va a buon fine e una bambina si affaccia a sorpresa nella sua vita, Halla dovrà affrontare la sua sfida più grande...

 

Scheda

Regia: Benedikt Erlingsson
commedia
Francia, Islanda, Ucraina 2018
Durata: 101'

Con: Halldóra Geirharðsdóttir, Jóhann Sigurðarson, Davíð Þór Jónsson

Trailer

https://www.mymovies.it/film/2018/kona-fer-i-strio/trailer/

 

Critica

action né classica commedia, com'è altro il paesaggio geografico e sociale islandese rispetto al resto del globo. Un registro fatto di paradossi, il più visivo dei quali è la corsa della protagonista per nascondersi dal drone nel nulla degli sterminati spazi aperti dell'isola, come dentro una novella esistenzialista o un film di Hitchcock, o ancora il travestimento con la pelle di pecora, che riporta ad una dimensione mitica, di animalità come forza e di antica, vichinga collaborazione tra uomo e natura, oggi costantemente negata.
Erlingsson scrive e dirige una storia tutta al femminile, nella quale il fisico e l'intensità espressiva di Hallora Geirharðsdóttir sono protagoniste assolute, addirittura raddoppiate dall'espediente narrativo della gemella di Halla, interpretata dalla stessa attrice. Ma la questione femminile è anche interna al racconto, nel richiamo della maternità, nelle metafore del ventre della terra, nel patto che lega le due sorelle e anche nella solitudine dell'impegno della protagonista, che però arriva allo spettatore in forma divertente e sentimentale, tra cellulari nascosti nel freezer, cugini di campagna, automobili dai colori improbabili e accanimento delle istituzioni e del destino contro un povero turista sudamericano.
Piccola anticommedia della contemporaneità, imparagonabile alle punte cinematografiche di un Kaurismaki o di un Roy Andersson (per restare a Nord), La donna elettrica è in ogni caso una visione salutare e gradevolissima, che, sotto la confezione leggera, fa la sua dichiarazione al mondo attraverso il megafono del cinema, con modi garbati ed evitando di prendersi troppo sul serio, lasciando quel genere di serietà, drammatica e alla fine inutile, al vociare indistinto della televisione. In questa operazione, di sdrammatizzazione da un lato ed eleganza del tocco, dall'altro, ha un ruolo fondamentale il disegno sonoro del film, sofisticato ed elettrizzante, con la messa in scena ritmica ed umoristica del trio di musicisti.(mymovies)

La donna elettrica è una insegnante di musica e una donna in guerra. Cosa combatte? Tutto ciò che devasta la sua terra, l'Islanda, anzi la madre Terra di cui non sappiamo cogliere i segnali, sempre più forti, di malattia. Lei fa quello che può, per i più, istituzioni, governo, polizia è un'anonima ecoterrorista, pericolosa perché mina accordi economici molto fruttuosi di fronte ai quali la bellezza «pura» di quel paesaggio non conta nulla. Benedikt Erlingsson, il regista di La donna elettrica ha detto di avere capito grazie a queste storie che i diritti della natura e quelli umani dovrebbero essere messi sullo stesso piano. (Cristina Piccino, Il Manifesto)

Al cinema l'Islanda la vediamo spesso perché gli americani si servono dei suoi paesaggi di spettacolare vuoto per film come Rogue One: a Star Wars story o Batman begins, ma anche molte puntate di Trono di spade sono state girate in quell'isola nordica tra l'Inghilterra e la Groenlandia. Non so quanti di noi abbiano visto invece i film islandesi: ne vengono prodotti 4 all'anno, vanno ai festival e vincono premi, ma certo rende difficile il nostro apprezzamento l'abbondanza quasi esclusiva di anziani e pecore dalle corna ricurve, antichissime: però nel tempo, una decina sono arrivati nei nostri cinema, rincorsi da duri cinefili; nel 2013 Storie di cavalli e di uomini, l'anno scorso L'albero del vicino e adesso La donna elettrica in originale Donna in guerra dato alla settimana della critica di Cannes, che oso suggerire nella mia veste di spettatrice selettiva a chi ancora sa sorridere anziché ghignare, a chi apprezza thriller buoni, a chi crede nella difesa del pianeta e nella generosità umana, nel coraggio anche pazzo delle donne e comunque vuole saperne di più di un mondo diverso, dove che governi la destra, la sinistra o i verdi, si tratta sempre di democrazia ai più alti livelli. Cielo blu, montagne ghiacciate all'orizzonte, una immensa pianura brulla, un paio di piloni della elettricità, un arco teso, una mira perfetta che li mette fuori uso. Non è un vichingo il mirabile arciere ma una signora di gentile e anonimo aspetto, la quarantenne Halla, un po' soave insegnante di canto corale, un po' cocciuta ecoterrorista solitaria. Il regista è Benedikt Erlingsson, già di culto tra i festivalisti, la protagonista Halldóra Geirharosdóttir e pazienza se mai ci ricorderemo il suo nome perché è difficile dimenticare la sua faccia qualsiasi, a volte bella a volte no come capita a tutti, la sua felicità quando percorre in bicicletta le strade semivuote dell'unica città, Reykjavik, il suo ecoamore quando si stende sulla terra muschiosa e la bacia. Lei vuole preservare il paesaggio arcaico dagli orridi piloni, vuole, togliendo la corrente, impedire un intervento di sfruttamento da parte della Cina. Tutto il mondo si impegna a scovare il pericoloso attentatore che disturba la supremazia degli affari sulla morte della terra, i droni la sorvolano, i poliziotti la cercano dagli elicotteri; nell'immensa distesa verde senza un albero, un puntolino indica una sola casa contadina sperduta nel nulla, in cui finalmente ci sono immancabili, le pecore sporchissime e l'anziano in salopette che all'arrivo della affannata fuggiasca la aiuta in quanto si scoprono provenienti dalla "stessa stirpe", insomma quasi cugini. Naturalmente, anche in quel felice paese, la polizia arresta un turista in bicicletta, ovviamente innocente, in quanto sudamericano e quindi un po' scuretto. La donna elettrica è uno dei pochi film in cui l'amore come si intende normalmente sullo schermo. Ci si guarda negli occhi, ci si bacia, si intrecciano le cosce nude e altro, non c'è, non è desiderato né rimpianto. Invece per Hanna, oltre all'amore più di quei luoghi arcaici e intoccati che della cosiddetta patria, ce n'è un altro, programmato anni prima e poi dimenticato: un'idea di maternità salvifica, un bambino da adottare. Dopo il quinto attentato riuscito, la gentile sabotatrice, tra un esercizio di Tai Chi e l'altro, viene informata che la sua richiesta è stata accolta; in un orfanotrofio in Ucraina, c'è una delle tante vittime innocenti abbandonate e ignorate che popolano il mondo: Nika, una piccina di 4 anni, orfana dei genitori uccisi dai russi, che eroicamente ha resistito giorni accanto al cadavere della nonna pure lei uccisa. Dubbi della aspirante mamma, che chiede aiuto alla sorella, del genere eco spirituale, sempre interpretata da Halldóra Geirharosdóttir, che insegna yoga e sta per ritrovare se stessa in un ashram indiano. Segue thriller carino. Per la fine, tocca a ognuno di noi scegliere: Hanna lascerà in pace i piloni e farà solo la mamma? Pianterà la figliolina per continuare a salvare il mondo? 0 come penso io, continuerà il suo amabile terrorismo proprio per il futuro di Nika e di tutti i bambini? Un film nordico non può non avere i suoi momenti eccentrici e in La donna elettrica agli inizi quasi ci si innervosisce; poi invece se ne capisce il senso e l'armonia; i pensieri di Hanna terrorista sono accompagnati dalla musica fantastica che pare il brontolio dei tanti vulcani attivi in Islanda di tre misteriosi suonatori, di tromba, fisarmonica, batteria e talvolta piano; quando si immagina madre tre fanciulle in costume ucraino cantano dolcissime melodie popolari. Tanto per dare un po' di più combattivo coraggio alle donne italiane: la premier islandese è una bella giovane signora molto ecologista, se non proprio come Hanna, la prima premier donna era lesbica dichiarata, nel 1975 entrò in parlamento il primo partito al mondo di sole donne; la parità di stipendio è legge. Certo lassù pare più facile: la popolazione della repubblica islandese è di 332.529 persone su un territorio di 104mila k2, all'interno vuoto, mentre noi siamo 59.299.000 stipati ovunque, e per esempio a Milano gli abitanti sono dieci volte quelli dell'isola. Però si potrebbe lo stesso, dopo aver visto questo film che è semplicemente democratico e quindi femminista, chiedere consigli a queste lontane signore. (La Repubblica)

Premi e festival

In concorso alla 57. Semaine de la Critique del Festival di Cannes, 2018.

 

Altro in questa categoria: « Bangla Red Joan »