Sole alto

Sala 1 Ospite Simone Malavolti direttore del BalkanFilmFestival

Lunedì, 23 Gennaio 2017

Sole alto racconta l’amore fra un ragazzo croato e una ragazza serba. Un amore che il regista, Dalibor Matanić moltiplica per tre volte nell’arco di tre decenni consecutivi: stessi attori, ma coppie diverse, dentro il cuore avvelenato di due villaggi balcanici. Il 1991 e l'ombra scura della guerra. Il 2001 e le cicatrici che devastano l'anima. Il 2011 e la possibile (impervia) rinascita. Una sorprendente riflessione sulla natura umana che racconta il dolore per raccontare la speranza.

 

Scheda

Regia: Dalibor Matanic
Paese: Croazia, Serbia, Slovenia
Anno: 2015
Durata: 123 min
Con: Tihana Lazovic, Goran Markovic, Nives Ivankovic, Mira Banjac, Slavko Sobin

Trama

Tre differenti storie di amore proibito, della sua fragilità ma anche della sua forza. Tre storie che coprono tre decenni e che interessano due villaggi bosniaci vicini, separati da conflitti e intolleranza. 

Critica

“Tre decenni, due nazioni, un amore” recita il poster internazionale di Sole alto: le vite di tre giovanissime coppie interpretate sempre dagli stessi due attori come una variazione sul tema, tra loro, trasversale, indegna e brutale, una guerra infinita.
«Il mio obiettivo, appunto, era quello di descrivere la collisione tra il mondo pacifico dei due ragazzi, un mondo illuminato dal sole, e le peggiori azioni umane, quelle che affondano le proprie radici malate in un passato lontano» ha spiegato il giovane regista croato Matanovic «Ho sempre desiderato girare un film che fosse uno specchio per tutti noi dell'ex Jugoslavia, riportandoci faccia a faccia con il momento in cui abbiamo smesso di essere un popolo civile per diventare un popolo dominato dalle pulsioni più oscure e più violente. Sole alto celebra l'altruismo, il meglio della natura umana che sta ancora lottando per riemergere vittorioso nelle nostre terre»

Premi e Festival

Premio della Giuria nella sezione "Un Certain Regard" del Festival di Cannes 2015.

Rubrica

«Non sono l'unico a pensare che nel XXI secolo il problema dell'odio verso l'altro sia particolarmente grave, preoccupante e pericolosamente allarmante. Esempi non ne mancano. Il mio obiettivo come regista era quello di contrastare lo stato dello cose, frutto di un odio di lunga data, e di utilizzare la narrazione cinematografica per analizzare i cambiamenti che hanno influenzato la vita dei giovani dei Balcani. Volevo che l'amore fosse più forte delle ragioni che impediscono loro di agire con umanità, terminando il film con una storia ambientata ai giorni nostri in cui i giovani amanti, i loro familiari, gli amici e i vicini di casa, riescono a superare gli orrori del passato. Di una cosa sono sicuro: politica e nazionalismo estremo non vincono mai. Solo l'amore può vincere.» (Dalibor Matanic)

Da www.ilfattoquotidiano.it : Sole Alto di Dalibor Matanic è il film più bello dell’anno. Giudizio insindacabile. Perché è meraviglioso scoprire che c’è ancora un regista che sa raccontare una storia attraverso le immagini. Potremmo perfino levare i dialoghi tanta e tale è la potenza visiva di questo racconto. Tre decenni, due nazioni, un amore, recita il poster internazionale di Zvizdan. Una locandina arancione, cromatismi antonioniani anni settanta, una palla bianca solare in alto che allunga immensamente sullo sfondo le ombre di due piccolissime sagome nere che si abbracciano. 1991, 2001, 2011: le tre date che dividono in tre segmenti temporali, compressi in pochi istanti di quotidianità, le vite di tre giovanissime coppie, possibili e non. Jelena e Ivan, Ante e Natasa, Marija e Luka, interpretati sempre dagli stessi due attori: Tihana Lazovic e Goran Markovic. Un colpo di phon, una tagliatina ai capelli, un vestitino meno appariscente e uno un po’ più frivolo: ecco la storia di due ragazzi che attraversano l’amore romantico, l’attrazione fisica e l’odio, la placida e necessaria voglia di futuro. Tra loro, trasversale, indegna, brutale, orrenda, c’è una guerra infinita. Un conflitto serbo/croato che separa e corrode, che svuota e non torna a riempire, che svelle certezze e non sembra concedere più scampo. Il riferimento diretto all’evento fratricida è sempre sfumato, un refolo di gas nervino che arriva da dietro le colline semplici e brulle della Dalmazia. Un male che prima divide la coppia inseparabile che vuole la fuga; che poi disegna un tira e molla erotico e sensuale imbevuto di un astio impossibile da cancellare; infine prova a evaporare concedendo la possibilità di un futuro da scrivere. Matanic aveva probabilmente in mente questa storia inquadratura per inquadratura. Non gli si poteva chiedere altro. Una gamma di distanze e controluce, di campi lunghi e primi piani che mettono i brividi, di traiettorie di sguardo che la macchina da presa gestisce con naturalezza e disinvoltura. Un ragazzo e una ragazza divisi dall’etnia, ma uniti da una sotterranea e universale attrazione sensoriale. Un inno all’amore questo Sole Alto, ma non quelle pastoie terzomondiste con lezioncina. Questa è roba seria. È materia viva. Maneggiata con amorevole cura. Matanic, anche sceneggiatore, non può che averlo sentito questo film, dentro di sé, nell’anima e nella carne. Lazovic e Markovic, poi, e forse più lei che lui, trascinano letteralmente una piccola compagnia di giro d’attori semplici e autentici dentro al vortice degli eventi. La guerra che inizia con la coppia gioiosa in riva al mare, la guerra finita che lascia solo macerie, la guerra passata che presenta continuamente il conto. Inutile provare e resistere. In Sole Alto non si ride, ma si piange. Si ascolta, si davvero si ascolta con le orecchie, la modulazione precisa di una ricerca sonora che lascia stupefatti. Il suono diegetico di un brano musicale che isola protagonisti e ambienti (nel primo capitolo la tromba suonata da Ivan e il pezzo ascoltato in auto dal fratello di Jelena; nel secondo l’isolamento con walkman e cd di Natasa; nel terzo la rumba techno del rave party intervallata dal silenzio dell’immersione del protagonista in mare).Forse saremo partigiani, amanti di una terra croata dall’Istria a Dubrovnik che sembra ancora respirare il passato, quando invece il presente si sente già premuto da un futuro impellente, iperconsumista e occidentalizzato, come in una qualsiasi Ibiza da turisti scoppiati. Non perdetevelo. Vedrete la vita sotto un’altra luce.

 

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