Noi non siamo come James Bond

Lunedì, 18 Novembre 2013

Guido e Mario sono amici da una vita. Il loro primo viaggio insieme risale al 1985 e, dopo trent'anni di esperienze convissute e una lunga battaglia contro il cancro, decidono di partire per un viaggio in giro per l'Italia. A bordo prima di una Mini presa in affitto e degli Intercity dopo, tra domande e riflessioni esistenziali, pianificano un improbabile incontro con Sean Connery, il solo e unico James Bond, il loro eroe di un tempo. Dopo aver incontrato Daniela Bianchi, la prima misteriosa Bond girl italiana, tentano di contattare Connery per porgli una sola domanda e sapere come si diventa immortali.

 

Scheda

Regia: Mario Balsamo
Paese: Italia
Anno: 2012
Durata: 73 min
Attori: Guido Gabrielli, Mario Balsamo.

Trailer: http://www.mymovies.it/film/2012/noinonsiamocomejamesbond/trailer/

Critica

 

Reale vs. immaginario, la vita non è un film e nessuno ha quella che vorrebbe. Eppure Mario Balsamo, con l’amico di sempre Guido Gabrielli, ha girato il mondo con la sana leggerezza dell’immortale, (in)seguendo il tempo finché questo non si è stoppato, ha aperto una parentesi dolorosa e li ha costretti a ripensare la propria idea di eternità. Immutabile è 007, nello smoking senza pieghe di Sean Connery: prendere le distanze dal mito oggi è più facile, perché con la maturità il percorso di Mario e Guido è inciampato nella malattia. Un’altra giovinezza non è un miraggio all’orizzonte della spiaggia di Sabaudia: adesso più di allora non sono come James Bond, ma le loro debolezze esposte alla mdp infrangono scogli emozionali che l’idolo di celluloide non avrebbe considerato. Non c’è salto senza rincorsa, e il documentario di Balsamo lavora sulla lentezza necessaria e salvifica della comprensione: parafrasando Gabrielli, piccolo editore attento e grande anima curiosa, la malattia non va combattuta come un’estranea. Il progetto è ricostruttivo di una memoria comune e di un sentire attuale che vive una biforcazione: da una parte l’irrequietezza di fronte a un’esistenza in ralenti, dall’altra la riscoperta energizzante dei tempi piccoli. Impressionati negli orologi e nei sassi, nelle conversazioni che dicono di oggi e di ieri con la stessa sensibilità. La caduta del mito, imbrigliato anch’egli negli acciacchi di un’impensabile vecchiaia, riconcilia con la precarietà del corpo illuminata dalla resistenza dello spirito. (Chiara Bruno, FilmTV n. 15/2013)

Scritto e interpretato da Mario Balsamo con Guido Gabrielli, Noi non siamo come James Bond è un viaggio sul filo di una memoria allegramente rievocata e dolorosamente necessaria, ora che la vita alle spalle è sentita come più lunga di quella davanti e una pesante malattia, sconfitta a fatica, ha lasciato il sapore agrodolce del tempo perduto. Due amici, trent’anni passati insieme e un bel carico di ricordi da sfogliare. Una Mini d’epoca in affitto prima, degli Intercity poi, i luoghi di un’ amarcord reale e fiabesco insieme e un’idea in bilico tra il fenomenale e il surreale: telefonare a Sean Connery, unico e solo interprete riconosciuto del mito della loro giovinezza, James Bond. Il film nasce da un’amicizia fraterna, quella di Mario e Guido, da un lontano viaggio a Reykjavik, era il 1985, e dall’idea partorita allora di fare un film che dichiarasse pubblicamente che loro, in giro per il mondo con canadese, lira contata e ragazze zero, non erano proprio come quel concentrato di machismo e tecnologia, bellissime donne e hotel superlusso, champagne a colazione e smoking senza una piega: “Avevamo vent’anni, andavamo all’avventura, e l’agente segreto di Sua Maestà (che incrociavamo nei cinema di mezza Europa) sembrava deriderci e che ci guardasse dall’alto con le nostre magliette sozze e la tenda canadese”. Cicatrici interiori e necessità dei sentimenti per sopportarle, leggerezza e ironia per continuare a vivere, ed ecco materializzarsi Daniela Bianchi, la prima Bond girl italiana, la fascinosa spia russa Tatiana Romanova di From Russia With Love, e l’agente segreto al servizio di Sua Maestà più amato al mondo, completo dei suoi formidabili gadget, la ventiquattrore ultra accessoriata e le scarpe con il coltello retrattile,
sembra a portata di mano. Ma adesso non è più quel Bond ad attirarli. Sono passati ventisei anni e due tumori, guariti, non si sa come, con strascichi, soprattutto per Guido. La vita continua, però, e mettersi in gioco resta imperativo categorico, dunque quel film vogliono farlo, oggi che, ancor meno di allora, sono come James Bond e il bisogno di parlare di quel cancro, (anzi, dice Mario, “fargli delle domande”) è forte. Ma vogliono anche riderne, per esorcizzarlo. E allora cosa c’è di meglio che chiedere all’immortale per antonomasia, James Bond, come si fa a diventare immortali anche loro? Possono chiederlo solo al grande Sean Connery, dunque bisogna rintracciarlo, fare lo spelling del nome alla centralinista, superare schiere di segretarie e press agent, insomma ci vuol pazienza. Quando finalmente, in un inglese non esattamente fluido, riusciranno a parlargli, si sentiranno cortesemente rispondere da un anziano signore che al momento si trova alle Bahamas, che non è lì per lavoro ma per cure mediche, che non può in alcun modo essere utile e che li saluta codialmente. E’ invecchiato anche lui! Solo il mito cinematografico non muore mai, anzi ringiovanisce, mentre “noi siamo (stati?) a braccetto con la morte, insieme a lei a guardare i soffitti della sala operatoria, un tramonto al mare, un affettato misto in trattoria…” Sabaudia, la spiaggia dei bivacchi spensierati a tirar l’alba, le piazze di Umbria Jazz dove Guido riscopre la sua anima musicale, il parco per pomiciare in mezzo ai cespugli: scorrono i luoghi della memoria in un film semplice e disadorno solo all’apparenza, overload di rimandi emotivi nella realtà. Presenza incombente della morte, corpi che la malattia indebolisce e devasta, non riconoscersi più, l’idea di sé non più corrispondente con quello che appare allo specchio. Mario e Guido attraversano insieme anche questo valico della vita, le cicatrici non sono ancora rimarginate e forse non lo saranno mai, ma resta un’amicizia più che fraterna (Guido – dice Mario- è il fratello maggiore che non ho avuto) legame che ha superato i contrasti, inevitabili, le amarezze, che costellano la vita di tutti, e, soprattutto, la malattia. Con i due smoking neri alla James Bond attraversano la scena di una stralunata ma tanto reale commedia umana, poi entrano in acqua lasciando sulla riva i vestiti, il cinema si riprende le sue maschere, la vita i suoi uomini. Ma quale delle due è la storia più vera? La discussione fra Mario e Guido su questo punto ha l’aria di non finire tanto presto. Film di sommessa, disarmante verità, amabile incursione in un mito del cinema con un’identificazione a rovescio: noi non siamo come lui, e la vita ce l’ha insegnato in tutti i modi, ma l’abbiamo amato e ammirato, è giusto che sia immortale, come tutti i miti. Servono, per continuare ad essere uomini. (Paola Di Giuseppe, www.indie-eye.it)

 

Premi e Festival

Premio Speciale della Giuria a Mario Balsamo al Torino Film Festival 2012

 

Note

ospite il regista Mario Balsamo

 

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