In darkness

Lunedì, 27 Gennaio 2014

Leopold, ispettore fognario nella Polonia occupata del ’43, ruba nelle case dei ricchi e non ha scrupoli con quelle degli ebrei, costretti nel ghetto. Non disdegna neppure di ricavare denaro e benessere denunciando alla Gestapo gli ebrei sfuggiti ai rastrellamenti. Le atrocità della guerra cambiano il suo cuore, che mette al servizio del prossimo.

 

Scheda

Regia: Agnieszka Holland
Paese: Germania, Polonia 2011
Anno: 2011
Durata: 142 min
Attori: Robert Wieckiewicz, Benno Fürmann, Agnieszka Grochowska, Maria Schrader, Herbert Knaup, Marcin Bosak, Krzysztof Skonieczny, Milla Bankowicz, Oliwer Stanczak, Kinga Preis

Trailer: http://www.mymovies.it/film/2011/indarkness/trailer/

Trama

Durante la Seconda guerra mondiale, molti ebrei per sfuggire alle persecuzioni si rifugiano nelle condotte fognarie delle grandi città, costituendo tra topi e rifiuti dei fitti labirinti di cunicoli sotterranei. Nei pressi di Lvov, in Polonia, l'operaio e piccolo ladro Leopold Socha cerca di sopravvivere, guardandosi le spalle anche dalle persone che incontra: è un ebreo cattolico e ogni contatto sia con gli altri ebrei di religione differente sia con i nazisti potrebbe mettere a repentaglio la propria vita e quella della moglie e della figlia. La situazione si aggrava ancora di più quando Leopold decide, sotto compenso, di aiutare un gruppo di ebrei a nascondersi dall'arresto.

 

Critica

“Come suggerisce il titolo stesso del film, il buio e la luce sono elementi essenziali della storia, tanto da divenirne protagonisti. Il compito cruciale del direttore della fotografia era quello di mostrare l'impotenza della luce stessa secondo tre considerazioni non banali: il buio doveva rendere metaforicamente la situazione che hanno vissuto gli ebrei durante l'Olocausto e allo stesso tempo doveva avvolgere lo spettatore per permettergli di provare i sentimenti dei protagonisti, come se fosse lì con loro, mentre la luce aveva il compito di avvolgere il personaggio di Leopold, caratterizzandolo con un'illuminazione diversa e utile a rimarcare la sua figura di anomalo salvatore. Ricostruire nel dettaglio i cunicoli delle fogne, invece, era essenziale per restituire tutte le emozioni coinvolte nella storia. Simbolo di speranza, paura e amore, le fogne erano al contempo un riparo e una trappola mortale. Poiché girare in vere fogne sarebbe stato alquanto pericoloso e tecnicamente impossibile, si è optato per una ricostruzione in studio, creando un sistema di labirinti in uno spazio molto piccolo, con diversi tratti di gallerie per evitare di ritrovarsi a girare sempre nello stesso punto. Inoltre, il requisito fondamentale per la costruzione del set era che fosse resistente all'acqua, presente sotto forma di piccoli torrenti, che possono raggiungere anche un metro di livello in caso di pioggia, e protagonista del punto in cui la storia volge al culmine”. “Piaga inguaribilmente purulenta e infetta, ancora una volta la Shoah trova sollievo in quella garza sterile che è il grande schermo. Succede anche per In Darkness, pellicola polacca candidata agli Oscar come Miglior Film Straniero e ciò sebbene non spicchi certo per originalità. Il contesto, infatti, è quello dell’occupazione nazista (e poi russa) subita dalla Polonia durante la Seconda Guerra Mondiale (già vista, per esempio, in Katyn), mentre il protagonista, Leopold Socha, è una sorta di Oskar Schindler autoctono, di eroe scopertosi tale per caso, avendo lui, operaio fognario e ladruncolo di second’ordine, nascosto per 14 mesi una dozzina di ebrei nei labirinti del sottosuolo di Lvov. Prima per soldi, poi solo per compassione umana. Ovviamente la regista, la pur brava Agnieszka Holland, non ha certo la mano e l’occhio di Spielberg (com’è evidente nel brusco finale), ma le va comunque riconosciuto il merito sia di aver girato quasi completamente nel buio dei labirinti sotterranei (assimilato all’orrore dell’Olocausto) sia, allo stesso tempo, di aver restituito agli ebrei, vittime per una volta non certo idealizzate, una corporeità che fino a questo momento, persino al cinema, veniva sfumata. Anche sotto le bombe, infatti, si fuma, si mangia, si fa sesso e addirittura ci si masturba. E in questo modo si rivendica quell’umanità che i nazisti hanno provato a negargli”. (di Erica Re, FilmTV n. 4/2013)

“L’autrice restituisce con sensibilità e nessun sentimentalismo l’ambivalenza della doppia logica alla quale l’occupazione nazista ha condannato il protagonista, appeso tra una tormentata ribellione e una speranza di redenzione, indeciso se diventare custode di vita o pedina decisiva della mostruosità del potere. Ma Leopold Socha non si sottrae, diventando simbolo di una possibilità, invertendo la direzione degli eventi, facendosi ‘giusto’ tra i giusti. Agnieszka Holland col suo film compie un atto memoriale che non dimentica che la Storia è in primo luogo quello che gli uomini hanno fatto”. (www.mymovies.it)

 

Rubrica

Nel corso degli anni molti libri e film hanno raccontato l'Olocausto passando in dettaglio tutto ciò che poteva essere analizzato, senza mai chiedersi però come sia stato possibile che quest'orrendo crimine sia stato commesso senza che nessuno sia intervenuto per fermarlo. Da questo presupposto è partita la regista, ponendo l'accento sull'oscura verità che spesso contraddistingue la natura umana. Azzeccata la scelta di far recitare il film in sei lingue differenti (più un dialetto), che ricreano perfettamente anche le diverse origini geografiche e culturali degli ebrei nelle fogne.

  

Note

giorno della memoria